Il progetto interpreta il tema della scuola come infrastruttura educante. La qualità estetico costruttiva della proposta è legata alla misura, alla capacità di esprimere luoghi identitari ed evocare simboli che insistono nella memoria collettiva.
In rapporto con il fronte principale dell’edificio, il progetto definisce uno spazio strutturato da una quinta compatta, ma di proporzioni e aspetto domestici, che permette un’introspezione controllata dalla strada e segna il punto di accesso come un invito. Sul fronte opposto, l’architettura crea un rapporto osmotico con il verde, uno spazio pensato come città vegetale, un sistema di episodi e di sperimentazioni, una serie di aule all’aperto dove svolgere attività didattica e di esplorazione.
L’edificio è concepito in moduli funzionali rilegati da uno spazio per attività libere che possa ibridare altri spazi appropriandosene. La scuola è stata concepita come dispositivo attivo che produce la struttura relazionale di una società in formazione. Gli spazi interni trovano un contrappunto simmetrico nel parco che ospita momenti didattici speculativi e operativi nell’ambiente vegetale: di fatto tutta l’area di progetto è pensata come “terzo insegnante”, un luogo pensato per “supportare relazioni tra situazioni complesse e variegate, il mondo di esperienze, idee e tanti modi di esprimere idee” (Malaguzzi).
L’ingresso sull’Agorà è un punto inclusivo: la comunità incontra il team pedagogico e condivide la responsabilità educativa dei giovani cittadini in un luogo pensato per una fruizione continua durante il giorno, come nucleo di un piccolo Civic Center.